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Come ci ha doviziosamente ricordato l’ultimo articolo pubblicato su Storie/Idee, ogni anno nuovo arriva con il suo piccolo rito laico: bilanci, buoni propositi, liste di cose da fare “davvero, stavolta”. Funziona per la dieta, per le mail arretrate, per il conto in banca. Ma c’è un bilancio che, dieci anni dopo l’Accordo di Parigi e a un mese dalla COP30 in Brasile, non possiamo permetterci di rimandare: quello della sfida climatica.
Ritorniamo indietro di dieci anni. Il gennaio 2016 fu un mese spartiacque: stabilì un nuovo record come gennaio più caldo mai registrato a livello globale, segnando il nono mese consecutivo da record di caldo. Un mese prima, il 12 dicembre 2015, i rappresentanti di 196 paesi avevano firmato il cosiddetto Accordo di Parigi, il primo sforzo davvero globale per affrontare, collettivamente, il problema. L’obiettivo a lungo termine dell’Accordo è di mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali, cercando di non oltrepassare i 1,5 °C.
Sono passati dieci anni, ma si prevede che il 2025 appena concluso sia il secondo o terzo anno più caldo mai registrato. È sorprendente, perché gli anni più caldi coincidono di solito con El Niño – un fenomeno naturale che, ogni tre-sei anni, aumenta temporaneamente la temperatura globale. Nel 2025, però, El Niño si è concluso: ci si poteva aspettare un raffreddamento significativo, che non c’è stato. La temperatura media degli ultimi tre anni ha superato di 1,5 gradi quella dell’epoca pre-industriale e, sebbene non si possa ancora dire che la soglia di 1,5 gradi sia stata superata stabilmente, la tendenza è chiaramente preoccupante. Se 1,5 gradi di aumento sembrano poco, occorre pensare che si tratta di una media globale tra terre emerse e oceani: poiché gli oceani si scaldano lentamente, le terre emerse si scaldano molto di più. Per esempio, la temperatura media annua di Milano è aumentata di oltre 2,5 gradi negli ultimi cinquant’anni, superando quella di Roma di allora. Nel frattempo, Roma ha raggiunto temperature simili a quelle di Catania di cinquant’anni fa.







