La vera domanda non è se la transizione ecologica si farà. Il punto è come e chi ne beneficerà. Ormai c’è una consapevolezza: «Una transizione ritardata è costosa. Nel clima più rinviamo, più paghiamo». Tutto questo sarà centrale alla prossima Conferenza sul clima – la Cop30 – come spiega Valeria Zanini – Analista Diplomazia Climatica per ECCO, un think tank italiana che a novembre sarà in Brasile, a Belém, per l’appuntamento annuale più importante per far avanzare l’azione sul clima.

La Cop è l’annuale Conferenza delle Parti sul clima. La prima si è tenuta a Berlino nel 1995, dopo la creazione della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (Unfccc) a Rio de Janeiro nel 1992. Alla prima edizione erano presenti 2mila persone, alla prossima a Belém in Brasile – dal 10 novembre al 21 novembre – ne sono attese 45mila.

I presupposti

Bene, ma non benissimo le premesse della Cop30 non ancora iniziata a Belém in Brasile. A un mese esatto dall’inizio della Conferenza sul clima si sommano ritardi, polemiche e difficoltà, mentre i delegati non riescono a trovare un posto letto. Il presidente del Brasile Luiz Inácio Lula ha riconosciuto le difficoltà strutturali della città amazzonica di Belém ma ha ribadito che l'obiettivo è trasformare l'evento in un appuntamento di concretezza e trasparenza: «Non sarà la Cop del lusso, ma la Cop della verità». Nel frattempo, da marzo è in costruzione una nuova autostrada di 13 chilometri che attraverserà la foresta pluviale amazzonica protetta, devastandone decine di migliaia di acri. C’è poi la questione della carenza di hotel: decine di Paesi devono ancora assicurarsi una sistemazione. Gli organizzatori della Cop30 stanno correndo per convertire motel, navi da crociera e chiese in alloggi per i circa 45mila delegati attesi.