Gli Stati Uniti d’America fanno la Storia, l’Europa la commenta. Spesso malamente, peccando contemporaneamente di realismo e di saldezza valoriale, riducendo l’incendio geopolitico contemporaneo ad appendice del codice e del bon ton internazionali, perché la Storia era finita, dannazione, ce l’aveva detto Fukuyama e noi vogliamo crederci ancora, per giustificare il nostro burocraticismo, il nostro iper-normativismo, fondamentalmente la nostra inettitudine politica.
No, la Storia bussa alle porte dorate di lorsignori ormai quotidianamente. Ieri i colpi venivano dal Venezuela, erano il fragore dei bombardieri americani e l’incursione spettacolare della Delta Force, che trasforma in pochi minuti il narco-tiranno comunista Maduro in detenuto in attesa di giudizio. Reazione media dell’establishment piccino del Vecchissimo Continente: invito alla moderazione (agli yankee che hanno decapitato la dittatura, non ai miliziani maduriani che cercano il sangue nelle strade), genericità precotte sulle istituzioni globali, simulazione maldestra di un protagonismo che non esiste. Rompe il ghiaccio l’Alto rappresentante per la Politica estera dell’Unione Europea, Kaja Kallas: «Ho parlato con il Segretario di Stato Marco Rubio: l’Ue sta monitorando da vicino la situazione in Venezuela» (il “monitoraggio” avrà senz’altro lasciato Rubio più sereno).










