Chi ha letto il capolavoro di Gogol’ Anime morte, scritto nella prima metà dell’Ottocento in una Russia che portava la piaga tanto della servitù della gleba quanto della tristissima condizione morale della sua classe dirigente, non può non essere colpito dallo stato catatonico in cui è sprofondata l’Europa.

Il confronto con gli Stati Uniti è impietoso e non può essere continuamente esorcizzato sottolineandone i tratti di brutalità, di dispiegato dominio senza limiti giuridici, che Trump mostra sotto i nostri occhi ogni giorno. L’età della forza di un capitalismo che cerca la sua continuità, secondo i modelli classici dell’imperialismo ottocentesco spaventa. Ma ciò che più spaventa sono le anime morte che vorrebbero arginarlo, ostacolarlo, che si ergono a giudici impietosi quanto inefficaci. E ipocriti.

Vi invito a passeggiare per una banlieue di Parigi, in un quartiere della periferia di Londra, fare una camminata un venerdì sera in un sobborgo del Galles, per non parlare di una passeggiata a La Candelaria a Bogotà: il degrado, la miseria, la servitù dello spirito e della carne rotolano dinanzi a tutti senza vergogna.

Ciò che sconvolge è l’assenza da parte delle élite europee – quelle che formano la burocrazia celeste dell’Ue - di ogni capacità di autocritica e di consapevolezza della drammatica storicità universale dei tempi che stiamo attraversando. Pochi anni or sono, i fondamentalisti islamici sgozzavano le loro vittime in diretta televisiva e il conclamato Occidente non faceva nulla.