“Ho appena ricevuto la telefonata che non dovrebbe mai arrivare a un padre. Un dolore sordo, indicibile: la mia amata Chiara non c’è più”. Sono queste le parole di Andrea Costanzo, ex dirigente di un’industria farmaceutica e padre di Chiara Costanzo, 16enne milanese, una delle giovanissime vittime dell’incendio di Crans-Montana, dove a Capodanno hanno perso la vita almeno 47 persone. L’uomo parla in una lunga intervista al Corriere della Sera, a cui racconta le ore di speranza in cui la sua Chiara poteva ancora risultare tra i feriti non identificati.
Poi è arrivata la telefonata che gli ha fatto crollare il mondo addosso: “Non sei mai pronto. Non lo puoi essere. È innaturale che un padre perda una figlia”.
Al momento, Andrea è in viaggio con sua moglie verso Sion: “Lì le autorità ci hanno detto che c’è la task force svizzera, italiana e israeliana che lavora sul Dna dei corpi, per restituire ufficialmente un nome a chi l’ha perso. Stanno cercando di accelerare il più possibile i tempi delle analisi scientifiche, ma sarà ancora lunga”. Fino all’ultimo, infatti, la famiglia ha sperato che la loro giovanissima figlia potesse essere sfuggita al rogo, forse ferita e non ancora identificata.












