«Ci siamo abbracciati senza nemmeno dirci i nomi. In quell’abbraccio ho capito che anche sua figlia, come Chiara, non c’era più». Andrea Costanzo torna sempre a quel momento. A Crans-Montana quando ha incontrato Matteo, il papà di Sofia Prosperi. Non si presentano, non servono spiegazioni. Si riconoscono mentre arriva la conferma dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani che spezza ogni residua speranza: i tre feriti ancora non identificati sono tutti maschi. Le loro figlie quindi non ci sono. Chiara, sedici anni, milanese, studentessa del Virgilio. Sofia, quindici, nata a Roma ma di origini di Lugano, frequentava una scuola internazionale tra il Canton Ticino e la zona di Como. In comune avevano Crans-Montana, le vacanze, la montagna, lo sci, lo stesso gruppo di amici italiani che si riunivano ogni anno e che quella notte di Capodanno era andato alla discoteca "Le Constellation". Ora dopo ora, nell’attesa che diventa certezza, due padri arrivano alla stessa conclusione senza bisogno di parole: le figlie non sono tra i feriti, non sono negli ospedali, non sono tra i corpi che restano da identificare dopo l’incendio. Chiara Costanzo è una delle vittime non ancora ufficialmente riconosciute. Un’attesa quella dell'identificazione che può durare giorni, forse settimane. E che non somiglia più alla speranza, ma a un dolore che chiede solo verità.