Chiara Costanzo, sedicenne milanese, è una dei giovani ancora dispersi dopo la strage a Crans Montana. Tra le macerie di quella che doveva essere una serata di festa, resta solo il silenzio di chi aspetta risposte che non vorrebbe mai sentire. Andrea Costanzo è uno di questi padri: si trova nel mezzo di un incubo, sospeso tra il ricordo di una figlia brillante e la realtà di un’identificazione che avviene attraverso il Dna.

Andrea Costanzo si sta dirigendo a Sion insieme alla moglie. È un viaggio verso l'ineluttabile, verso quella task force internazionale che sta cercando di dare un nome ai corpi recuperati dal rogo. Con un filo di voce, l'uomo racconta di aver ricevuto quella telefonata che segna il confine tra la vita di prima e il vuoto assoluto: «La speranza, poi la chiamata per identificare Chiara. Ora mia figlia non c’è più», racconta al Corriere della Sera. Per lui è qualcosa di semplicemente innaturale.

Fino all'ultimo secondo, la famiglia ha sperato in un miracolo. Hanno passato ore a immaginare Chiara ferita in un ospedale, magari solo impossibilitata a parlare o identificarsi. Poi, senza preavviso, la notizia ha fatto crollare tutto. Andrea spiega che non si è mai pronti a un colpo del genere: veder morire una figlia è uno stravolgimento dell'ordine del mondo che lascia senza difese.