Mentre in Iran si tengono proteste contro il regime khomeinista, a New York tira un’aria preoccupante. Entrato in carica appena l’altro ieri, Zohran Mamdani ha già suscitato l’inquietudine di una parte della comunità ebraica, attirandosi anche le critiche di Israele. Il nuovo primo cittadino della Grande Mela ha infatti abrogato alcune delle direttive che il suo predecessore, Eric Adams, aveva approvato per contrastare l’antisemitismo. In particolare Mamdani, primo sindaco musulmano di New York, ha revocato un decreto che ordinava alla polizia cittadina di rafforzare la protezione per le sinagoghe. Ne ha poi soppresso un altro che accoglieva la definizione di antisemitismo data dall’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra): definizione che faceva rientrare nel concetto anche la «demonizzazione di Israele». Infine, il nuovo sindaco ha abrogato un decreto che impediva ai funzionari cittadini di condurre attività di boicottaggio ai danni dello Stato ebraico.

I salari sono la bestia nera di Christine Lagarde. Fosse per lei non li aumenterebbe mai, ma anzi li abbasserebbe con la scusa di tenere sotto controllo l’inflazione. Ovviamente, quando si parla di salario si intende quello degli altri, non certo il suo, perché la busta paga personale della capa della Bce è assai più generosa, al punto da arrivare a incassare il quadruplo del governatore della Federal reserve americana, Jay Powell. A fare i conti in tasca alla presidente della Banca centrale europea è stato il Financial Times, che con un’inchiesta pubblicata ieri ha rivelato che lo stipendio di Lagarde è superiore di oltre il 50% rispetto a quanto dichiarato ufficialmente. Secondo i calcoli del quotidiano britannico, infatti, la numero uno dell’autorità monetaria dell’Unione nel 2024 ha potuto contare su diversi benefit e remunerazioni aggiuntive che le hanno fatto raggiungere quota 726.000 euro, molti di più dei 466.000 dichiarati ufficialmente come stipendio base nella relazione della Bce: praticamente, fanno 2.000 euro al giorno.