Che il grasso viscerale sia un nemico del benessere e del metabolismo è risaputo. Le strutture adipose si insinuano tra i visceri, disegnando quella che viene definita “pancetta” e creando vere e proprie strutture endocrine che peggiorano le condizioni metaboliche e funzionano da carburante per l’infiammazione. Il problema è che questi effetti non si manifestano solo nell’addome. Anche il tessuto adiposo epicardico (EAT nella sigla anglosassone), che ricopre il cuore, giocherebbe un ruolo nel benessere dell’organo. Addirittura, una quantità maggiore di questo strato di grasso che si posiziona tra il muscolo e la parete esterna del cuore sarebbe associata con un maggior danno cardiaco dopo un infarto.
A segnalarlo è un’originale ricerca presentata al congresso EACVI 2025, dell'Associazione Europea di Imaging Cardiovascolare, branca della Società Europea di Cardiologia (ESC), tenutosi a Vienna. Dallo studio emerge la possibilità di pensare, in futuro, a considerare la Risonanza Magnetica (RM) cardiovascolare con test di screening per definire in anticipo non solo chi più rischia una grave ischemia cardiaca, ma anche di subire danni maggiori.
Per conoscere il rischio infarto misureremo (anche) il grasso nei muscoli






