“Se il regime continua a sparare sui manifestanti, andremo lì in loro soccorso per recuperarli”. Queste le parole del presidente americano Donald Trump riguardo alla situazione in Iran dove, da sei giorni, ci sono proteste, le più importanti da tre anni, in tutto il paese contro il regime di Teheran. Proteste che hanno fatto almeno otto vittime, oltre a decine di feriti.

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Le manifestazioni sono cominciate domenica scorsa nella capitale, a causa del malcontento per la disastrosa situazione economica, con una inflazione ai massimi, e per protestare contro la mancanza di diritti civili. Diverse manifestazioni hanno interessato Teheran, per poi spostarsi soprattutto nelle aree occidentali e sud-occidentali. L'agenzia di stampa iraniana Fars ha riferito nelle ultime ore di due persone morte in scontri tra forze di sicurezza e manifestanti nella città di Lordegan, nel sudovest del paese.

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Qui sarebbe stata attaccata una stazione della polizia. Altre tre persone, secondo la stessa fonte, sono state uccise ad Azna e un'altra ancora a Kouhdasht, nell'ovest del Paese. Per il gruppo a tutela dei diritti umani Hengaw, riporta la Bbc, le due persone uccise a Lordegan erano manifestanti. A Kouhdasht, stando ai media ufficiali, è stato ucciso un agente delle forze di sicurezza iraniane in scontri con manifestanti registrati mercoledì notte, ma i dimostranti, secondo fonti di stampa, affermano che la vittima era uno di loro, ucciso a colpi d'arma da fuoco dalle forze di sicurezza.