Gli Stati Uniti sono «armati e pronti a partire» contro il regime iraniano se le manifestazioni di piazza, che da domenica scorsa stanno crescendo nel Paese, dovessero essere represse con la violenza dalle forze della Repubblica islamica. Lo ha dichiarato Donald Trump allargando così lo scontro con l’Iran anche alle questioni interne (e ai diritti umani) dopo avere attaccato Teheran sul programma nucleare. Il nuovo interventismo della Casa Bianca ha provocato l’immediata reazione delle autorità iraniane che hanno minacciato di «colpire i soldati statunitensi» presenti nell’area, in risposta alle interferenze di Washington.
«Se l’Iran sparerà e ucciderà in modo violento manifestanti pacifici, come sua abitudine, gli Stati Uniti accorreranno in loro soccorso. Siamo armati e pronti a partire», ha scritto Trump in un post su Truth, cercando evidentemente di dare sostegno all’ondata di proteste contro il regime provocate dall’aumento dei prezzi e dal crollo del rial:
Secondo i media iraniani e le organizzazioni umanitarie, sarebbero già almeno dieci le persone uccise e centinaia quelle ferite durante le manifestazioni che dalla capitale Teheran si sono estese a tutto il Paese. Tra i morti ci sarebbe - secondo i vertici militari - anche un membro del gruppo paramilitare scelto dei Basij. Mentre sarebbero già decine gli arresti effettuati dalla polizia. Le violenze più gravi si sono verificate nei centri occidentali di Lordegan e Kuhdasht. Mentre a Fasa, una città di circa 150mila abitanti nell’Iran centro-meridionale, i manifestanti hanno preso d’assalto l’ufficio del governatore, appiccando incendi e lanciando pietre.








