Dopo un iter parlamentare segnato da un passaggio al Senato durato 63 giorni, sul finire dell’anno, il 30 dicembre 2025, la Camera dei Deputati ha approvato la Legge di Bilancio 2026 con 216 voti favorevoli, 126 contrari e 3 astenuti. Sul fronte culturale non emergono grosse novità: pochi gli interventi strutturali e una costellazione di micro-contributi a manifestazioni ed enti nazionali che in totale disperdono un valore di quasi 14 milioni di euro. Positivo, invece, il finanziamento ad alcuni sotto-settori finora rimasti ai margini delle politiche di spesa statali e il tentativo di introdurre, almeno per alcune misure, un sistema di monitoraggio e valutazione. In attesa del testo di legge, si riportano di seguito le principali misure per la cultura contenute nel “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028”.
Fondo nazionale per il federalismo museale
L’articolo 1, commi 551–552, istituisce, nello stato di previsione del Ministero della Cultura, il Fondo nazionale per il federalismo museale (FNFM), con una dotazione di 5 milioni di euro annui a decorrere dal 2026. L’obiettivo è fornire uno strumento di sostegno strutturale ai musei e ai luoghi della cultura non statali, con particolare riferimento alla copertura dei fabbisogni di gestione ordinaria e di valorizzazione: dal rinnovo degli apparati didattici a piccoli interventi allestitivi, fino all’organizzazione di eventi. Il Fondo si inserisce nel solco del cosiddetto “federalismo culturale”, avviato con il decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85 sul federalismo demaniale, che ha consentito allo Stato di trasferire beni di interesse storico-artistico agli enti territoriali secondo criteri di territorialità e sussidiarietà. La procedura – aggiornata nell’aprile 2024 – prevede che il trasferimento dei beni culturali avvenga tramite la stipula di un Accordo di valorizzazione, propedeutico alla riqualificazione, tutela e salvaguardia del bene, concluso tra l’ente territoriale interessato, l’Agenzia del Demanio (che adotta il provvedimento finale di trasferimento) e il Ministero della Cultura. In questo contesto, il FNFM mira a rafforzare la presenza dello Stato nel sostegno ordinario a un patrimonio culturale capillarmente diffuso sul territorio nazionale. Nello stesso perimetro MiC rientra anche lo stanziamento per Matera “Capitale mediterranea della cultura e del dialogo 2026”, con 4 milioni per il 2026.










