Da un miliardo e 740 milioni di euro a poco più di 182 milioni di euro. E’ ciò che resta per il settore Cultura dal nuovo accordo per il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione per il settennato 2021-2027. Il Fondo è lo strumento finanziario principale per le politiche di coesione in Italia e, come si legge sul sito del ministero della Cultura, i finanziamenti sono ripartiti “tra 26 interventi per un valore di 104.572.446,35 euro che riguardano il completamento del ciclo di programmazione 2014-2020 e di quello 2021-2027. Per gli interventi trasferiti dalla programmazione 2014-2020 sono stati aggiunti cofinanziamenti per 10.307.202,14 euro. In più è stata istituita una linea di azione denominata ‘Riqualificazioni di natura culturale e sociale di contesti urbani difficili’, per un importo di 60.402.191,41 euro. Per l’assistenza tecnica agli enti coinvolti è stato stabilito un importo di 6.873.943,24 euro”.
Insomma sono stati drasticamente ridotti gli stanziamenti che negli ultimi 10 anni hanno permesso l’esecuzione di importanti operazioni: il riallestimento del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (appena diventato di prima fascia), i restauri della Reggia di Caserta, interventi per la Grande Pompei, il recupero del Complesso di Santa Maria della Scala a Siena, i lavori di messa in sicurezza e apertura del Corridoio Vasariano a Firenze, gli interventi di conservazione e valorizzazione del Palazzo Ducale di Mantova e molto altro ancora. Per la precisione sono calati dell’89,35%, come dire che al ministero della Cultura che gestisce un patrimonio immenso di beni culturali (non tutto, a dire il vero, perché ce n’è una parte considerevole gestita dal Fondo Edifici di Culto – FEC – che dipende dal ministero dell’Interno) sono toccate le briciole dei finanziamenti.






