“Quello di Alberto Trentini, non è stato un arresto, ma un rapimento. L’Italia deve sentirsi responsabile di riportarlo a casa”. Va al cooperante italiano da 411 giorni detenuto in Venezuela il pensiero dell’ultimo dell’anno di don Luigi Ciotti, presidente di Libera e del Gruppo Abele, che per lui lancia un appello. “L'Italia, che nelle occasioni pubbliche siede al fianco dei 'grandi' ha il dovere di tentare il tutto e per tutto per riportarlo a casa dai suoi genitori". E a tutti chiede: “ogni giorno mobilitiamoci, organizziamoci e restiamo tutti dalla parte di Alberto, dalla parte della libertà e della dignità della vita umana".

Mattarella telefona alla mamma di Trentini: “Forza, non perdete la speranza: l’Italia è con Alberto”

di Giuliano Foschini

23 Dicembre 2025

Quarantasei anni, veneziano d’origine, all’epoca dell’arresto cooperante dell’ong Humanity & Inclusion, "Alberto – ha detto don Ciotti - è figlio dell'Italia migliore, quella che studia, lavora e si mette al servizio, quella che porta in giro per il mondo i nostri valori costituzionali”. Da Catania, dove in mattinata ha partecipato alla marcia nazionale per la pace promossa dalla Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, il presidente di Libera ricorda che “quello di Alberto è nome non porta con sé nessuna colpa. È soltanto ostaggio di un gioco di interessi più grande di lui. È ostaggio di una situazione geopolitica sempre più spinosa”. E l’Italia, lascia intendere, forse non ha ancora fatto abbastanza.