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15 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 8:07
“Noi andiamo avanti, a testa alta, perché la deve abbassare chi, fino ad ora, non si è ancora impegnato abbastanza, neppure cercando il contatto con il Venezuela“. Non viene meno la speranza di Armanda Colusso, madre di Alberto Trentini, intervenuta venerdì sulla trasmissione de La7 “In Onda” in occasione dei 300 giorni di prigionia dell’operatore umanitario, l’unico detenuto italiano senza doppio passaporto (e dunque solo con quello italiano) recluso in Venezuela, senza accuse, nella prigione de El Rodeo I. “Se la mia voce dovesse arrivare a chi ha il potere di far tornare a casa Alberto torno a dire: dovete impegnarvi e fare tutto ciò che è necessario, come fareste per un figlio vostro”, ha aggiunto Armanda, rinnovando il suo appello al governo italiano affinché si adoperi per il rilascio del cooperante, che lunedì 15 settembre conta dieci mesi esatti di prigionia, non solo fisica, ma anche delle parole, visto il silenzio, quasi totale, a cui viene sottoposto. “Riuscirà a dormire la notte? E quali pensieri abiteranno la sua mente?”, si chiede.
Il messaggio principale è quindi rivolto al governo, che – dice Armanda – non ha “neppure cercato il contatto con il Venezuela“, come puntualizzato anche da un funzionario diplomatico del Paese sudamericano a Ilfattoquotidiano.it, secondo cui “le autorità di Caracas” restano comunque aperte “al dialogo con l’Italia”. Tale apertura è stata ribadita dal ministro degli Esteri venezuelano, Yván Gil, che, intervistato sull’escalation Caracas-Washington, ha detto al giornalista di Cnn, Stefano Pozzebon: “Noi, qui, riceviamo tutte le richieste e siamo disponibili a verificare caso per caso”.






