Pizzaiolo sì ma anche istruttore di windsurf per ragazzi disabili. Un anno e mezzo dopo il suo arrivo in Italia, Chico Forti esce dal carcere per lavorare. Farà pizze a Verona e tornerà al suo vecchio amore, la tavola da surf, ma stavolta sul lago di Garda invece che sull’oceano. Quattro mesi fa il Tribunale di Sorveglianza di Venezia gli aveva negato la liberazione condizionale, ora però gli concede il cosiddetto articolo 21 dell’ordinamento penitenziario: il permesso di lavorare e svolgere attività di volontariato all’esterno.
Eccolo dunque il nuovo capitolo della vicenda umana e giudiziaria di Chico Forti, prima campione di windsurf a Miami, poi produttore televisivo e infine omicida nel gorgo giudiziario conseguente alla morte di Dale Pike, figlio di Anthony Pike, con il quale Forti stava trattando l’acquisizione del Pikes Hotel di Ibiza. Il cadavere, completamente denudato, venne trovato sulla spiaggia di Sewer Beach a Miami con due colpi di pistola calibro 22 alla nuca. Era il 1999. Riconosciuto colpevole del reato di omicidio e condannato all’ergastolo dalla Corte Suprema della Florida ormai 25 anni fa, è stato poi accolto come detenuto eccellente addirittura da Giorgia Meloni al suo arrivo in Italia, e per questo contestato dagli altri detenuti per presunti privilegi. Poche settimane dopo il suo arrivo gli era stato anche concesso di recarsi a trovare l’anziana madre a Trento: altra scia di polemiche sempre per il supposto trattamento privilegiato.








