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30 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 11:04
Una sera, diversi anni fa, mi trovavo sul Monte Kōya, in Giappone. Era inverno, in questo periodo dell’anno, e stava nevicando. Camminavo lentamente nel cimitero di Okunoin, tra lanterne di pietra, alberi secolari e monumenti immersi in un silenzio denso, quasi abitato. Non c’era nulla di spaventoso in quel luogo: solo una presenza costante della morte, profondamente integrata nella vita.
Ebbi subito la sensazione che quello spazio non chiedesse di essere attraversato in fretta. Ogni passo aveva un peso, un ritmo. Non stavo “passando oltre”: stavo sostando. E in quella sosta ho compreso qualcosa che ritorna ogni volta che un ciclo si chiude.







