C’è una data che torna come una cicatrice, nelle carte dell’inchiesta sui fondi italiani ad Hamas: 18 ottobre 2001. Un mese dopo le Torri Gemelle. È in quel momento che, secondo gli investigatori, parte il flusso di denaro verso l’organizzazione terroristica palestinese. Non un’elemosina occasionale, ma un sistema. Un meccanismo rodato, mimetizzato dietro la solidarietà verso l’incolpevole popolo palestinese, costruito su sedicenti associazioni «benefiche» e alimentato per oltre vent’anni attraverso una rete di triangolazioni internazionali. Vent’anni di finanziamenti, nascosti sotto la coperta dell’aiuto umanitario, mentre i terroristi di Hamas costruivano arsenali, addestravano miliziani e preparavano il massacro del 7 ottobre 2023.

La Digos e la Guardia di Finanza mettono nero su bianco il quadro esattamente ventidue anni dopo, il 18 ottobre 2023, a distanza di dieci giorni dalla strage in Israele. L’informativa su Mohammad Hannoun, presidente dell’associazione dei palestinesi in Italia e presunto fiancheggiatore di Hamas, arriva in Procura a Genova quasi come una risposta immediata e necessaria all’eccidio. Tre le associazioni finite sotto la lente, tutte controllate direttamente o indirettamente dall’imam ligure: la prima, l’Associazione benefica di solidarietà col popolo palestinese, nata nel 1994; la seconda nel 2003; l’ultima addirittura nel 2023.