Denaro contante nascosto tra i container di apparecchi medicali: così i fondi raccolti in Italia per i palestinesi venivano dirottati a Gaza, in favore di Hamas. Questo quanto emerge dalle intercettazioni effettuate dalla Procura di Genova nell’ambito dell’indagine che ha portato a nove misure cautelari contro presunti sostenitori dell’organizzazione terroristica.

Dal marzo scorso, quando Israele ha bloccato per undici settimane gli aiuti umanitari, il trasporto di fondi in contanti è diventato più difficile. Tuttavia, dalle conversazioni tra gli indagati raccolte dalla Finanza e dalla Digos, si ricostruisce come le spedizioni di denaro proseguissero celate dentro container di presidi sanitari. Il 4 febbraio 2024, Bassam Dawoud e un imam tunisino di Riva del Garda discutevano della missione imminente.

Dawoud affermava: «Alla fine di questo mese dovrebbe partire una delegazione verso Gaza. Andranno e porteranno con loro i soldi in contante (spallone, annotano gli inquirenti)». L’imam aggiungeva: «Stavamo pensando di mandare un container a Gaza, metterci apparecchi medici e altro. Possiamo unirci a voi per questa operazione?». Dawoud rispondeva: «Che Allah vi aiuti».

Nella stessa giornata, altri due indagati riferivano che ad attraversare i valichi arrivavano quotidianamente tra i 120 e i 150 camion. Per ottenere il transito, precisano gli investigatori, servivano pagamenti agli egiziani: 1,1 milioni di euro per acquisti all’esercito, più la retribuzione di 12 poliziotti di scorta mensile. Dai confini egiziani, i capitali transitavano verso Gaza sotto forma di «carovana benefica».