Tra le 4,5 mila e le 6,7 tonnellate in più di CO2 emesse nell’ambiente, 10 milioni di euro all’anno di extra costi logistici dovuti all’allungamento del percorso per un totale di più di 200 milioni di spese dirette e indirette. Secondo i calcoli di Confindustria è questo il prezzo che ha dovuto pagare il sistema produttivo piemontese a causa dei ritardi dell’apertura della tratta autostradale Asti-Cuneo.

L’associazione di categoria che rappresenta circa 1.450 imprese tra la sezione cuneese e quella astigiana ha elaborato una valutazione tecnica accompagnata da alcuni dati sugli effetti che i 34 anni di attesa hanno avuto sulle imprese del territorio. L’analisi prende in considerazione due ambiti: l’aspetto economico e quello ambientale.

I costi (salati) di un ritardo record

Sul versante dei costi, il primo dato è di 10 milioni spesi per far fronte alla gestione differente delle merci rispetto a quanto si farebbe su un tratto di autostrada normale. C’è di più: se si tiene conto delle «percorrenze più lunghe, tempi di consegna meno affidabili, maggiore consumo di carburante e più ore di lavoro nella logistica – scrive Confindustria -, il danno cumulato per il sistema produttivo cuneese è stimabile, in modo prudenziale, tra i 200 e i 300 milioni di euro».