L’idea di un collegamento diretto tra Asti e Cuneo, i due capoluoghi di provincia nel cuore del Nord Ovest, risale agli Anni ‘80. La prima concessione per la realizzazione dell’opera è del 1991, per l’avvio dei lavori da parte dell’Anas bisogna guardare alla fine degli Anni ‘90. Il 23 marzo 2006 si costituisce la società Autostrada Asti-Cuneo spa, che ha «per oggetto la progettazione, costruzione, manutenzione e gestione del collegamento autostradale» tra le due città: la nuova realtà, con capitale legato al gruppo Gavio, subentra nel cantiere. Da quel momento di anni ne sono passati venti, per arrivare - oggi - all’apertura dell’ultimo tratto, che rende il collegamento autostradale interamente a due carreggiate. E scrive la parola «fine» su una storia lunga e tormentata: 90 km di «zeta rovesciata» che si connettono con le autostrade A6 Torino-Savona e A21 Torino-Piacenza, fra lunghi periodi di stop, rinvii e passi avanti, fino agli ultimi 15 mesi di tempi accelerati.
Stamane il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, sarà testimone di quest’atto finale per la A33, quattro mesi dopo l’apertura parziale della prima carreggiata, a fine 2025: si tratta dell’attivazione della seconda carreggiata dell’ultimo lotto, tra Alba Ovest e Cherasco. Con il ministro saranno presenti il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, e Umberto Tosoni, amministratore delegato del gruppo Astm.










