L’inchiesta della Dda di Genova sul finanziamento italiano ad Hamas si allarga e cambia passo. I nomi crescono, i sequestri si moltiplicano, le intercettazioni inchiodano. Gli indagati sono ad oggi ben 25, di cui 9 destinatari di misure di custodia cautelare dietro le sbarre.

Al centro del sistema, secondo la Procura, c’è Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese, arrestato e detenuto nel carcere di Marassi. Con lui altre otto persone, accusate a vario titolo di aver raccolto e convogliato fondi verso l’organizzazione terroristica islamista. Nell’elenco degli indagati compaiono anche la moglie e due figli di Hannoun: per investigatori di Digos e Guardia di Finanza erano consapevoli della reale destinazione del denaro; i “rampolli”, in alcune occasioni, avrebbero anche curato contatti e trasporti di contante.

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Gli interrogatori di garanzia davanti alla gip Silvia Carpanini non sono ancora fissati, ma il pubblico ministero prevede di avviarli entro domani, quasi tutti in videocollegamento. Fa eccezione Hannoun, unico detenuto in Liguria, che comparirà in presenza. Due soggetti risultano latitanti: uno sarebbe in Turchia, l’altro direttamente a Gaza.