Quando si dice “mettere le mani avanti”. Oppure, ricorrendo a uno dei più noti proverbi latini medievali, si tratta del tipico caso di excusatio non petita, accusatio manifesta. Fatto sta che l’intervista con la quale ieri, dalle pagine di Repubblica, il deputato dem Arturo Scotto si affretta ad allontanare dalla Flotilla le ombre dell’inchiesta di Genova sulla presunta rete italiana di Hamas, sono singolari. «La Flotilla è stata la più grande missione umanitaria dal basso della storia recente», ha detto il parlamentare, che a settembre partecipò alla missione in mare in compagnia di altri suoi colleghi di sinistra. Un modo sia per rispondere alle accuse degli esponenti del centrodestra, sia per difendere l’operazione nel Mediterraneo dai possibili sviluppi dell’inchiesta genovese, che potrebbero lambire anche la Global Sumud Flotilla (sotto inchiesta c’è anche la giornalista Angela Lano, già partecipante ad alcune missioni).
Chi non ha mai usato il condizionale a proposito di quella missione, invece, è Israele. In almeno due occasioni lo Stato ebraico aveva avvertito su cosa si nascondesse dietro l’operazione umanitaria nel Mediterraneo per portare aiuti alla popolazione di Gaza. Due anni fa, The Jerusalem Post aveva dato conto di una lettera inviata dal ministero degli Affari della diaspora israeliano a una ventina di leader europei tra cui Italia, Regno Unito, Germania e rappresentanti della stessa Ue. Oggetto della comunicazione, l’attività degli agenti di Hamas nel Vecchio continente.








