Sarebbe l’ora di pranzo, ma la riunione sta andando per le lunghe. Oppure siamo in casa di amici, pronti per festeggiare insieme, ma l’ora di mettersi a tavola non arriva mai. E il nostro umore peggiora, siamo sempre più irritabili e finiamo per vedere tutto nero. Non è una nostra impressione, ma il modo in cui il nostro organismo reagisce alla fame. I ricercatori che studiano il fenomeno hanno inventato anche una parola per definirlo: i dizionari di lingua inglese segnalano il neologismo “hangry”, un termine nato dall’incrocio tra “hungry”, affamato, e “angry”, arrabbiato. "In italiano un termine analogo non esiste, però il fenomeno è reale", conferma Livio Luzi, ordinario di Endocrinologia all’Università degli Studi di Milano e direttore del dipartimento di Endocrinologia, Nutrizione e Malattie Metaboliche del Gruppo Multi Medica. "Sappiamo da tempo che la fame aumenta l’aggressività", spiega. "Anche per questo motivo saltare i pasti per cercare di dimagrire non è affatto una buona idea".

Variabili biologiche ed emozioni

"Solo da poco la ricerca ha cominciato a studiare come queste variabili fisiologiche influenzino le emozioni e contribuiscano a determinare il nostro comportamento", aggiunge Antonio Cerasa, direttore del dipartimento di Scienze Biomediche del Cnr. "Anche se intuitivamente ce ne rendiamo conto: da sempre, infatti, gli incontri importanti prevedono di condividere cibo e questa abitudine non ha soltanto un valore simbolico, ma aiuta a predisporre favorevolmente l’umore dei partecipanti".