«Checco Zalone? I primi film erano pazzeschi, ma adesso...». È una frase ripetuta a pappagallo nei salotti buoni, che si sposa con il felpato snobismo di parte della critica cinematografica italiana, soprattutto quella chic, che ha definito l’ultima commedia dell’attore pugliese «uno «Zalone in tono minore» (nei casi più affettuosi).

Come se fosse facile mantenersi agli stessi livelli per quindici anni, come se il suolo italiano pullulasse di autori più talentuosi, che fanno più ridere o che macinano più incassi.

Poi naturalmente arriva il responso del pubblico: Buen Camino, l’ultimo film di Zalone in cui lui è un cafonazzo arricchito che cerca l’amore della figlia in pellegrinaggio a Santiago ma comodamente in Porsche, uscito solo 48 ore fa, sta battendo ogni record. Regalando una boccata d’ossigeno a tutto il comparto dell’industria italiana.

CHECCO ZALONE "VOLEVA PIACERE ALLA SINISTRA, COSÌ...": LA BORDATA DI VALSECCHI

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