Il successo dell'ultimo film di Checco Zalone non stupisce. Il segreto di certi film lo descrisse tempo fa in una intervista Enrico Vanzina parlando del film Vacanze di Natale (1983): «Le ragioni del successo – spiega Vanzina – sono diverse. Ma una è più precisa delle altre: il tempo ha battuto l’ideologia. Mi spiego meglio. Esisteva un certo tipo di mondo, e anche di cinema, che pretendeva di spiegare la realtà senza guardarla. Aveva un impianto ideologico e non si è reso conto di quello che invece gli stava accadendo intorno. Con quel film noi abbiamo raccontano un pezzo di Paese che avevamo di fronte e che nessuno guardava, un po’ schifato».
Ma Zalone, come ebbe a sentenziare Sabina Guzzanti, è un po’ destrorso e dunque viene guardato con una certa sospettosa alterigia da parte di chi detesta la categoria del “popolare” conferendole un’aura tutta negativa con l’aggettivo “populista”. E invece Checco Zalone è il protagonista di una rinascita della commedia italiana che si rilegittima attraverso stili e modi recitativi nuovi ma sempre aderendo alla realtà e sempre giocando con lo stereotipo dei “vizi” italiani. Il politicamente scorretto fa il resto come avvenuto nel 2022 con il successo di Belli ciao di Pio e Amedeo, diretti anche loro da Gennaro Nunziante come Zalone in Buen camino. Bisogna scommettere, insomma, sulla voglia di leggerezza del pubblico e sulla comicità intelligente.













