“Invece di lamentarsi del politicamente corretto, bisogna essere intelligentemente scorretti”. Parola di Checco Zalone. Il comico barese torna al cinema con Buen Camino (in sala dal 25 dicembre) e non risparmia alcuna categoria sociale e politica pur di strappare una risata: i non vedenti, gli handicappati, gli obesi, i vecchi, gli ebrei e i palestinesi. Nel cammino verso Santiago di Compostela, dove il protagonista ultramiliardario Checco cerca di recuperare sua figlia Cristal (Letizia Arnò) in fuga, e riattivare un rapporto con lei, Zalone spara una raffica di battute che fanno tremare anche i fan più sfegatati. Come quando tra le file di letti a castello di un miserabile ostello spagnolo Checco prima cita Schindler’s List, poi si accerta che dalle docce del bagno non esca del gas ma acqua per lavarsi.

Risa e gelo, per molti, quasi in contemporanea. “Nelle commedie italiane la differenza la fanno i finali”, spiega il regista di Buen Camino Gennaro Nunziante, deus ex machina dello zalonismo tutto, tornato alla regia dei film di Checco dopo la parentesi autonoma del comico barese con Tolo Tolo. “Se nel finale il protagonista prende coscienza di sé, tutte quelle battute che sentite nel film che facevano parte di un uomo ricco e cretino che non sa che i continenti sono cinque, che Città del Messico è la capitale del Messico, incontrano la rigenerazione. I nostri film raccontano sempre l’uomo nella sua miseria, nella sua follia e lo aiutiamo a crescere. Questo è l’elemento fondamentale”. Zalone, durante l’incontro stampa, non aggiunge un fiato. Lascia che le battute su Gaza – un gioco di parole sul nuovo compagno arabo della ex moglie – su una signora in sedia a rotelle – l’elenco di vari luoghi di pellegrinaggio miracolosi – viste nel film si sedimentino in una sequela rapidissima di sketch, tutta giocata di contrasti estremi e paradossali.