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Ultimo aggiornamento: 7:00
E’ il 14 giugno del 1940 e le truppe del Terzo Reich sfilano in trionfo sugli Champs-Élysées. Nei cinegiornali dell’epoca i francesi piangono lacrime di disperazione. Per sottolineare l’umiliazione, i tedeschi obbligano la delegazione francese a firmare l’armistizio che ufficializzerà l’occupazione nazista della Francia in quello stesso vagone ferroviario del maresciallo Foch in cui, nel 1918, era stato firmato l’armistizio di Compiègne a conclusione della Prima Guerra Mondiale. Poi, giusto perché da buoni tedeschi sono metodici, fanno saltare in aria sia il vagone, sia il monumento a Foch.
Il delirio di onnipotenza nazista avrebbe continuato a mietere vittime e mangiarsi territori ancora per un paio d’anni, prima che le sorti della guerra cominciassero ad invertirsi portando la Germania al collasso.
Ciononostante, già nel 1941 Spinelli, Rossi e Colorni redigono il Manifesto di Ventotene che, qualsiasi cosa se ne pensi, è la visione di un’Europa federale fondata sulla pace, di cui era previsto facessero parte anche i tedeschi: proprio quei tedeschi ai cui ordini rispondeva il regime fascista che li aveva mandati al confino a Ventotene.







