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Ultimo aggiornamento: 7:00

Il Natale deve necessariamente ritrovare la sua forza e il suo spirito originario. Questo vale per credenti e atei, laici e religiosi. Ma il Natale dobbiamo cercarlo prima dentro di noi e poi fuori di noi. Il Natale dovrebbe essere in primo luogo riscoperta del vero senso dell’umanità, della nostra storia, delle origini, identità ma anche quello che vogliamo essere nel futuro. Natale come bontà, generosità, altruismo, compassione, dolcezza, come leggiamo, se abbiamo voglia, cuore e mente di leggere e cogliere, nel Vangelo. Testo sempre molto utile per credenti e non solo.

Io sono un credente eretico, ma il Vangelo è un testo per me di enorme guida spirituale che probabilmente numerosi cattolici non hanno mai letto e molti che si reputano cristiani e cristiane non hanno mai praticato. Però non pochi si puliscono la coscienza con un passaggio in chiesa, una preghiera e magari un po’ di bigottismo che non guasta mai.

Natale è nascita, non morte, vita nella più profonda semplicità ed umiltà, quindi il Natale deve essere assolutamente per la pace, deve contenere un messaggio fortissimo contro le guerre e contro tutte le forme di violenza che attentano alla vita. Nelle feste natalizie c’è anche tanto cibo e tanti consumi, fanno parte della vita e delle tradizioni e non sono certo da considerarsi un male, ma il significato del Natale non può ridursi a chi poi ostenta il regalo più bello ricevuto sotto l’albero o accanto al presepe. Solo ai bambini e alle bambine può essere magari consentito per il diritto alla spensieratezza che debbono possedere, anche se l’educazione è pratica che si comincia sin da molto piccoli.