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Natale resta una fenditura nella normalità, qualcosa che disturba e chiede di essere preso sul serio. Dio che non manda un messaggio, ma viene. Non spiega: nasce. Da bambini lo sentivamo. Le stelle sembravano più vicine
Confesso: non vorrei somigliare a quel signore che sarei io, il quale ripete ogni anno di non veder l'ora passino le feste per evitare la noia e il fastidio di confusione e smancerie. Che ci posso fare? Questo mi suscita il Natale di oggi, dove agli idioti che vorrebbero abrogarlo, sostituendolo con la Festa dell'Inverno o simili, si risponde con l'invito di «salvare il Natale» (era un titolo di prima pagina del Corriere della sera del 2021). Mia madre e poi vecchi preti pieni di giovinezza mi avevano insegnato che era il Natale a salvare noi. Non sto a ripetere quel che mi disse il cardinale Giacomo Biffi, che inspiegabilmente mi voleva bene, e mi raccomandava di guardare il festeggiato, cioè Gesù che nasce, invece dei festanti che lo trattano come una favola occidentale e non come «l'Eterno che è entrato nel tempo». Guardarlo e poi misurarsi con questa pretesa inaudita, che pure persino Virgilio, pagano ed epicureo, presentiva sarebbe accaduta. Questo disse a me nel 1999 a Bologna, trasformandomi da ateo disilluso in miscredente sì, ma riluttante, pieno di nostalgia per un altro Natale.






