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Se il presepio ricorda la cronaca di ciò che è successo, l’albero consegna il senso e il mistero

Nella piccola chiesa della Madonna del bosco a Bergamo, dove sono parroco, quest’anno abbiamo addobbato l’altare con un bellissimo albero di Natale. Troneggia sull’angolo destro della mensa, al centro della quale hanno il posto d’onore Maria e Giuseppe in attesa di mettere la culla di Gesù bambino.

In questi giorni dell’anno il Confessionale vede il picco di utenti, anche se il numero è in calo. Può succedere perciò che qualcuno debba aspettare qualche minuto per avvicinasi a chiedere il perdono. Nell’aprirsi della porta tra uno e l’altro intravedo una distinta signora, frequentatrice assidua della parrocchia, che chiede di accedere con urgenza. Mi incuriosisce perché si è confessata da pochi giorni. Entra, chiude la porta, mi punta contro il dito e dice: «Lei deve chiedere perdono a Dio per aver messo sull’altare quell’albero pagano. Deve pentirsi! È un sacrilegio cedere così alle mode laiciste!». Dopo un istante di smarrimento per lo scambio di ruoli e dopo aver incassato il rimprovero, le dico: «Ma come?! Non sa che è il simbolo più teologico che abbiamo della nascita di Gesù?». Mi guarda furente pensando che la stia prendendo in giro.