Natale è la festa cristiana più importante perché celebra la nascita del Salvatore, del Figlio di Dio, di Dio fattosi uomo. Di Colui attorno a cui ruota la nostra fede, la religione dell’Occidente. Attorno all’evento della Nascita si è costruita la bimillenaria storia della nostra civiltà. Persino le nostre categorie mentali, i concetti con cui giudichiamo il mondo, sono profondamente cristiani (o greco-cristiani).

La realtà semplicemente non avrebbe senso se si reggesse solo su sé stessa, se non rimandasse a qualcosa d’altro da sé, al trascendente. Essa non può perciò essere ridotta ai molteplici significati che le dà il pensiero empirico, di cui quello scientifico è solo una raffinata derivazione. Certo, alla luce della logica comune è assurdo, inspiegabile, che una donna abbia partorito per “immacolata concezione” un bimbo che era in verità Dio, che il trascendente sia entrato nella storia, che l’eterno abbia abbracciato il tempo. E l’assurdo genera meraviglia. Ma non è assurdo e meraviglia, forse, lo stesso esserci, lo stare qui nel mondo? Come ce lo spieghiamo? Come ci spieghiamo l’essere piuttosto che il nulla? Togli l’assurdo, il meraviglioso, il non razionale, e, in un sol colpo, banalizzi la vita ed elimini il cristianesimo. Il filosofo che forse più di tutti ha saputo illustrare questo paradosso è stato il danese Kierkegaard, il quale ha parlato del cristianesimo come “scandalo”, come una continua sfida alla nostra ragione e un continuo salto nell’assurdo.