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Martedì 23 dicembre, con 110 voti favorevoli, 66 contrari e 2 astensioni, il Senato ha approvato la legge di bilancio, che ora verrà inviata alla Camera, che avrà pochi giorni (tra Natale e Capodanno) per esaminarla e approvarla in via definitiva senza poterla modificare in alcun modo. La legge appena approvata è quindi, in sostanza, quella definitiva: vale 22 miliardi di euro, e ancor più di quelle precedenti approvate dal governo di Giorgia Meloni è molto cauta e conservativa sulle spese e carente su interventi che sostengano la crescita e gli investimenti.

L’iter di approvazione della legge è stato caotico e tribolato, generando più che in altre occasioni grosse tensioni anche all’interno della maggioranza. All’ultimo sono state rimosse alcune misure su cui lunedì il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva espresso delle perplessità, che hanno indotto il governo a intervenire.

La più contestata di queste norme riguardava la disciplina del lavoro: prevedeva che, nel caso in cui un tribunale avesse stabilito che un datore di lavoro non pagava adeguatamente uno o più lavoratori, questo non era obbligato a corrispondere gli arretrati, cioè la differenza retributiva o contributiva tra quanto guadagnava il lavoratore e quanto avrebbe dovuto guadagnare.