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Anche se in Italia non è facile ragionare pacatamente, sarebbe importante iniziare a riflettere su due formule ricorrenti in lingua inglese quando si distingue la cosiddetta "teaching university" dalla "research university"
Le riflessioni di Alessandro Gnocchi sul sapere in crisi, pubblicate sul Giornale la scorsa domenica, all'indomani delle dimissioni di un insigne quanto pacato italianista dell'Università di Genova, Enrico Testa, possono essere il punto di partenza per alcune considerazioni sullo stato dell'università italiana. Non soltanto perché l'articolo evidenzia uno dei mali peggiori degli atenei odierni, la sua burocratizzazione, ma anche perché porta alla luce questioni spesso ignorate o sottovalutate.
In effetti, l'avvento del "buroprofessore" si colloca in un quadro più generale e il sottoscritto, essendo stato presidente dell'Anvur (Agenzia di Valutazione dell'Università), è sicuramente chiamato se non a un ripensamento quanto meno a sviluppare qualche amara considerazione sulla degenerazione del sistema di valutazione su cui poggia l'intero sistema universitario.






