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Cosa succede se gli strumenti con cui abbiamo a che fare evolvono più velocemente dei nostri maestri, cioè delle persone che dovrebbero insegnarci a usarli?
Probabilmente l'intuizione più grande del secolo scorso è stata sullo scorrere del tempo. Il ticchettare dell'orologio non esiste. È soltanto filosofia. È una variante di cui la fisica può fare a meno. Ancora di più: può allargarsi e contrarsi così tanto da fondere passato, presente e futuro in un tutt'uno. E, se questa intuizione ha rivoluzionato gli studi e in qualche modo anche la nostra esistenza per tutto quello che ha portato con sé, c'è un'altra intuizione figlia del nuovo millennio che probabilmente segnerà irrimediabilmente se non il nostro presente, quello dei nostri figli e, ancor più, quello dei nostri nipoti: è la possibilità che l'intelligenza umana possa dare vita a un altro tipo di intelligenza, artificiale, e che questa possa espandersi, in autonomia, ed espandendosi possa superare la prima, staccarla a tal punto da renderla obsoleta e diventare del tutto incomprensibile. È un film di fantascienza che si avvera, ma che non deve fare paura. Almeno se lo guardi con gli occhi di Sam Altman.






