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Nella prospettiva INDIRE "sostenere le lingue accademiche diverse dall'inglese sarebbe "contrario" agli obiettivi di internazionalizzazione e rischierebbe addirittura di produrre effetti negativi, costringendo studenti e docenti a un carico di lavoro aggiuntivo"
Quanto sta accadendo con INDIRE, fra i più celebri enti di ricerca italiani, ha del clamoroso. A quest'istituto infatti, che si occupa di documentazione e innovazione, spetta anche la valutazione di una parte dei progetti accademici targati "Erasmus+", che hanno il fine sia di rafforzare l'uso delle lingue nazionali sia d'incrementare il plurilinguismo in ambito universitario: impostazione tra l'altro in linea con le direttive dell'Unione Europea e del Consiglio d'Europa, che hanno spesso invitato gli Stati membri a non arroccarsi su posizioni monolitiche, ma a promuovere piuttosto la pluralità nel campo della comunicazione. Un avvertimento che però INDIRE non ha recepito a dovere, visto che i suoi valutatori puntano palesemente all'opposto, sponsorizzando l'inglese in senso universale e svalutando di conseguenza tutti gli altri idiomi. Come denunciato dalla professoressa Diana Peppoloni, nella prospettiva INDIRE "sostenere le lingue accademiche diverse dall'inglese sarebbe "contrario" agli obiettivi di internazionalizzazione e rischierebbe addirittura di produrre effetti negativi, costringendo studenti e docenti a un carico di lavoro aggiuntivo". Nientemeno! Perciò parlare e scrivere nella nostra lingua madre pare troppo adesso, è uno sforzo eccessivo, è una degenerazione da evitare.






