Provate a chiedere a un’Intelligenza Artificiale che cosa “pensa” delle favole umane.

Un modo semplice è digitare alcune chiavi su Google e attivare la modalità IA del motore di ricerca di Mountain View. A seconda dei prompt (e anche dell’occasione) la risposta varia. Per esempio sull’opportunità di allenare con le favole un Large Language Model, uno dei modelli di linguaggio generativi che si basano sul deep learning delle reti neurali, Gemini, l’assistente IA di Google, sciorina una serie di ricerche che vanno dalla rielaborazione di favole sintetiche su modelli tradizionali come quelli di Esopo o di Perrault all’impiego dell’IA per l’insegnamento nelle scuole.

Più interessante l’uso delle favole morali per insegnare a un’Intelligenza Artificiale il ragionamento analogico, campo in cui è ancora considerata scarsa. Tra gli esempi appare uno studio di tre anni fa di un team della University of South California, condotto dal ricercatore Jay Pujara: proprio attraverso le favole di Esopo ha provato a stimolare una IA verso una forma di processo analogico e, quindi, creativo. “Abbiamo scelto storie brevi con contenuto morale, perché spesso si trovano favole diverse che hanno lo stesso messaggio morale, ma sono raccontate in maniera differente. Questo significa che esiste un significato semantico nella favola che è differente dalla forma di superficie e gli umani riescono a cogliere bene il nesso”. E le macchine? Insomma. Se il gruppo di scienziati californiani è riuscito a delineare una struttura analogica funzionante nella loro IA non è ancora riuscito ad arrivare allo stesso livello di accuratezza di una mente umana.