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Ultimo aggiornamento: 7:15
Pecunia, si uti scis, ancilla est, si nescis domina. Un proverbio che vale anche per l’intelligenza artificiale: se sai usarla, ti serve; altrimenti diventa la tua padrona, e decide al posto tuo, invece di supportare le tue decisioni.
L’ho sperimentato in questi giorni. Ho finito di scrivere un libro, intitolato Le Piume di Darwin, e gliel’ho “consegnato” per avere un servizio. L’IA ha verificato refusi, grammatica, ripetizioni lessicali e concettuali, coerenza interna e ha controllato le affermazioni alla luce delle conoscenze attuali. L’IA tende a blandire chi la usa, e ti dice sempre che sei un genio. Le ho chiesto di saltare questi preamboli e di dirmi i punti “forti” e quelli “deboli” per aiutarmi a migliorare: non ho bisogno di complimenti, ho bisogno di critiche. Ha obbedito, e su alcune cose mi ha contraddetto.
Nel libro, ad esempio, sostengo che l’Origine delle specie ponga le basi concettuali dell’ecologia: Darwin non conosceva la genetica, ma spiega, con la selezione naturale, il perché ecologico della trasmissione di caratteristiche da una generazione all’altra. Ci volle la genetica per capire come l’evoluzione si realizzi. L’IA si è dichiarata contraria a questa affermazione, avvertendomi che la parola ecologia è stata coniata da Haeckel dopo la pubblicazione de l’Origine. Così abbiamo iniziato una discussione in cui ho cercato di convincerla. Darwin non parla di ecologia, ma di economia della natura: il concetto è quello, Haeckel ha coniato il termine ma Darwin aveva già posto le basi di questa scienza: molti concetti base dell’ecologia, dall’ipotesi della regina rossa, alla nicchia ecologica, alle cascate trofiche sono già espressi nell’Origine, anche se Darwin non li ha chiamati con i nomi che i “riscopritori” hanno loro attribuito.






