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Ultimo aggiornamento: 17:04

a firma di Chiara Caprio

In questo periodo dell’anno si sente parlare moltissimo di “tradizione”, soprattutto in ambito culinario, senza considerare però che moltissimi dei cosiddetti “piatti tradizionali” nascondono enormi sofferenze. Il pranzo di Natale prevede anche capponi castrati senza anestesia per avere carne più tenera, tacchini allevati in capannoni sovraffollati, quaglie rinchiuse in gabbie minuscole. E poi ci sono gli agnelli che, ancora cuccioli, sono costretti a viaggi lunghissimi, a volte senza cibo né acqua.

In questo periodo nel nostro Paese il consumo di carne di agnello raggiunge uno dei suoi picchi: tra Natale e Pasqua, secondo Ismea, viene acquistata la metà di tutta la carne ovina venduta durante l’anno. Nella tradizione italiana, soprattutto al Centro-Sud, l’agnello è un grande classico della cucina natalizia, in particolare come piatto regionale in Sardegna e in tutto il Lazio con il cosiddetto “abbacchio alla romana”.