Spigola e orata allevate tra le scelte più gettonate e se la trota mantiene un ruolo centrale nelle ricette festive, il caviale italiano consolida il suo primato internazionale.
Il periodo natalizio conferma l'ascesa dell'acquacoltura, con un'offerta che unisce tradizione, qualità e identità territoriale, come fa sapere Api-Associazione piscicoltori italiani, nel confermare una maggiore consapevolezza da parte dei consumatori verso un settore che investe in sostenibilità, innovazione e competitività.
L'acquacoltura italiana, dunque, entra come scelta gastronomica di qualità e come componente strategica della filiera agroalimentare. Il presidente Matteo Leonardi ricorda a tal proposito l'indagine "Attitudine al consumo di pesce", da cui emerge che il prodotto d'acquacoltura viene percepito come "sostenibile, controllato e trasparente, dove provenienza, metodo di allevamento e qualità delle acque sono i fattori che orientano le scelte".
E proprio sul fronte della trasparenza, Api e Ama-Associazione Mediterranea Acquacoltori hanno chiesto al ministro Lollobrigida di estendere all'Ho.Re.Ca. l'obbligo di indicare l'origine del pesce servito fuori casa, completando così l'ultimo passaggio della tracciabilità. Con oltre la metà del consumo che avviene nei ristoranti, garantire al cliente lo stesso livello informativo del punto vendita significherebbe valorizzare le produzioni italiane e consolidare la fiducia dei cittadini. Il 2025 ha riportato al centro anche la maricoltura, dove Claudio Pedroni, vicepresidente esecutivo per la Maricoltura Api, ha evidenziato il divario crescente tra una domanda in forte espansione e una produzione interna che non riesce a tenere il passo. L'Italia è uno dei Paesi europei con il più alto consumo pro capite di pesce, circa 31 chilogrammi annui, ma conta solo 19 concessioni marittime operative.














