Caricamento player

Quest’anno la stagione influenzale in Italia e in buona parte dell’Europa è in anticipo rispetto agli ultimi anni, soprattutto a causa di “K”, una variante (o per meglio dire “sottoclade”) virale che ha dimostrato di essere più contagiosa del solito, ma che non comporta un aumento della gravità dei sintomi tipici della malattia. La sua capacità di diffondersi velocemente è osservata con attenzione, soprattutto per gli effetti che l’alta circolazione del virus potrebbe avere sulle persone anziane e con altri problemi di salute, a cui è quindi a maggior ragione raccomandata la vaccinazione.

Secondo i dati diffusi dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), l’agenzia indipendente dell’Unione Europea che controlla la comparsa e la diffusione di malattie infettive, c’è stato un aumento dei contagi precoce, da tre a quattro settimane prima rispetto alle due ultime stagioni influenzali. L’incremento è dovuto quasi interamente alla variante K di A(H3N2), uno dei principali sottotipi dei virus influenzali con cui dobbiamo fare periodicamente i conti.

(Rapporto RespiVirNet n. 8 del 19 dicembre 2025 – Istituto Superiore di Sanità)

Tra l’8 e il 14 dicembre (l’ultima settimana per cui ci sono dati disponibili) in Italia l’incidenza totale delle infezioni respiratorie acute (ARI) è stata di 14,7 casi ogni mille persone, con un aumento importante nella fascia di età fino ai quattro anni, per la quale sono stati calcolati 42 casi per 1000 persone. Tra le persone con ARI, il 36 per cento delle persone andato dal medico con tosse e febbre aveva l’influenza, mentre in ospedale si è raggiunto il 40 per cento circa. I dati confermano che la stagione è partita in sensibile anticipo, considerato che percentuali simili si registrano di solito a gennaio.