Dice la Genesi (1:29) che Dio mise il cibo nell’ordine della creazione. Toccava a noialtri bipedi, a quel punto, procurarcene così da sfamare noi stessi, la donna nostra e la prole. E così accadde che l’uomo, erbivoro e preda per natura, maturasse a onnivoro diventando perciò predatore. Fornendo così materia prima per quella che sarebbe diventata la dimensione biologica e insieme sociale e comunitaria del nutrirsi, L’agape fu il motore della comunità. Mangiare insieme intorno al fuoco chiacchierando, ridendo, girando in cerchio, magari pure litigando, favorì il costituirsi di una dimensione sociale e comunitaria del cibo latrice di civiltà reale.
La necessità di alimentarsi, insomma, contribuì «a renderci ciò che siamo in quanto specie», differenziandoci nettamente dagli altri animali, scrive Jenny Linford nel suo Nutrirsi. Storia di un gesto umano (Einaudi, 256 pagine (50 euro).
Quella della Linford è una storia mondiale del cibo raccontata attraverso i reperti e gli oggetti di cui non è avaro il prestigioso British Museum di Londra. Per metterla nero sui bianco, la studiosa si è avvalsa della collaborazione degli esperti curatori del museo londinese con i quali ha anche dotato il libro di un apparato iconografico notevole.








