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Utensili da cucina, dipinti e sculture: un libro racconta il rapporto fra noi e il cibo

Tutti gli animali mangiano. I primi ominidi si cibano di ciò che riescono a raccogliere: frutti, semi, erbe, pezzi di carne strappati da carcasse abbandonate. Poi, intorno a due milioni di anni fa, questi nostri antenati primitivi iniziano a diventare "abili": inventano degli utensili e li utilizzano, fra l'altro, per cacciare e raccogliere il cibo; all'inizio la loro dieta prevede solo pietanze crude, ma a un certo punto gli uomini imparano anche ad accendere il fuoco e a cuocere gli alimenti, soprattutto la carne, e diventano... uomini, appunto. Perché ciò che noi siamo lo dobbiamo al nostro cervello e all'apporto di sostanze e calorie che lo foraggiano, e lo dobbiamo anche al fatto che viviamo in comunità: siamo uomini (e donne) che, fin dalla notte dei tempi, intorno ai fuochi della cucina chiacchierano, magari proprio di ciò che mangiano, cantano, ballano, litigano, si giurano fedeltà eterna, si tradiscono, si innamorano, saldano amicizie e coltivano rancori. E ancora, uomini che raccogliendo e cacciando prima, e coltivando e allevando poi (da circa dodicimila anni fa), diventano stanziali e danno vita a civiltà che prosperano, combattono guerre, creano opere d'arte meravigliose, crollano, rinascono... Insomma, "la necessità di mangiare ha contribuito a renderci ciò che siamo in quanto specie", differenziandoci nettamente dagli altri animali, dice Jenny Linford in Nutrirsi, uno splendido volume da poco pubblicato da Einaudi (pagg. 256, euro 50), il cui punto di forza sono le illustrazioni di dipinti, sculture, oggetti, stoviglie, reperti e stampe legate al mondo del cibo, tutte provenienti dalla collezione del British Museum.