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Una convinzione ruvida e scomoda con liti, denunce e pochi compromessi
C'è un punto nella vita in cui l'amore smette di cercare applausi e si rifugia dove nessuno guarda. Brigitte Bardot ha scelto quel punto. Ha smesso di recitare quando il mondo la voleva ancora nuda, bella, immortale.
Ha deciso che la sua ultima parte sarebbe stata senza trucco, senza luci, senza uomini. Ha preferito gli animali, i cani, i cavalli, i delfini, i randagi, gli scarti della specie dominante. È un'anomalia e insieme una confessione: forse ha smesso di cercare l'umano dove non c'era più. La sua metamorfosi non è stata improvvisa. Dietro la diva c'era già un'anima ferita, fragile, insofferente al circo del desiderio. Bardot è stata la prima a capire che la bellezza può diventare una prigione, un destino che ti divora. Gli uomini la guardavano come un simbolo, un'icona del Novecento, una dea pagana della libertà. Lei, invece, cominciava a sentire il rumore della solitudine. Non era più un corpo, ma una causa. E così ha scelto di cambiare specie.






