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Ultimo aggiornamento: 7:05

All’inizio erano piccole lucine. Un po’ come le caselline di cartone dei primi Calendari dell’Avvento, dove non c’era nessun prodotto, solo il piacere di scoprire l’immagine sotto il pezzetto di cartone. Poi le luci natalizie hanno cominciato ad aumentare. Non solo in quantità ma anche in estensione: nonostante la legge regolamenti il periodo natalizio in cui possono essere accese, ormai cominciano ormai prestissimo anche a metà novembre o poco più. E sono diventate veramente invasive, eccessive, per alcuni versi quasi assurde, come ormai la moda di “impacchettare” di luci interi edifici e più piani, spesso alberghi oppure ristoranti, magazzini.

Il problema è che queste luci di Natale, che ormai appunto sono ovunque, non c’è locale che non abbia la sua copertura luminosa (ma anche edifici pubblici), producono un inquinamento luminoso che si va ad aggiungere a quello esistente. Perché anche senza Natale le città ormai la sera sono devastate, letteralmente, da luci di ogni tipo. Spesso totalmente fuori norma, “sparate” verso l’alto contro ogni la normativa. Per non parlare ormai del pullulare di schermi luminosi, sia pubblici per avvisi e pubblicità, sia privati, spesso con una luminosità maggiore ai limiti (ad esempio di notte, quando basta meno luce per risaltare). Nel centro di Roma, ad esempio, vige questa moda barbara dei ristoranti (una tra le tante, come le stufe fiammeggianti dentro dehors chiusi dalla plastica) di mettere schermi davanti ai locali su cui scorre cibo. Schermi davanti a cui, anche, ormai sempre più spesso ci sono degli enormi menù digitali con touch screen, che producono anch’essi luce (anch’essi non consentiti).