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Ultimo aggiornamento: 18:38

Non è il massimo doversi vedere in sala sotto Natale un film sui nazisti, poteva uscire più distante da dicembre, ma tant’è. Di riffa o di raffa l’attuale periodo delle destre alla ribalta ci accompagna a scoprire sotto l’Albero una nuova trasposizione filmica sul Processo di Norimberga. Prende spunto dal saggio The Nazi and the Psychiatrist, di Jack El-Hai. Tutto ruota intorno al dittico tra Hermann Göring e lo psichiatra dell’esercito Douglas Kelley, che fu incaricato a valutare la sanità mentale del braccio destro di Hitler in vista del processo più importante del ‘900. I premi Oscar Russell Crowe e Rami Malek ingaggiano una sfida tra due personaggi storici complessa e spinosa, basata in gran parte su trucco, sobillazione, manipolazione e potere.

Con alleggerimenti storici e una messa in scena mescolata a qualche vera immagine del processo, si pone come film medio, in forma e sostanza, per un pubblico generalista globale. Ma trovandosi attualmente sulla via del flop, forse sarebbe stata più fruttuosa e soddisfacente l’elaborazione in serie tv ad opera di una piattaforma con idee migliori. Crowe gioca d’austerità e carisma col suo personaggio, seppur a modo suo fuori misura. Malek dopo il suo Freddie sembra l’uomo giusto per edulcorare qualsiasi personaggio da biopic. Il suo protagonista è sempre spalla e gregario di Crowe. James Vanderbilt sceneggia e dirige la sua opera seconda con inevitabile verbosità e un tecnicismo misurato che rende il suo lavoro quasi asettico.