La sinistra forse ci ha sperato davvero. Anche perché il centrodestra, come va detto e come abbiamo detto su Libero, ha provato in tutti i modi a mettersi i bastoni tra le ruote da solo. Ma alla fine la maggioranza è lì, compatta come sempre, ed è lì pure la manovra, che con l’ultimo maxiemendamento non solo ha recuperato i pezzi persi per strada, ma ne ha addirittura aggiunti altri, trovando sia i soldi per le imprese sia quelli per i sindacati (tranne ovviamente la Cgil), allargando la platea dei lavoratori a cui saranno detassato gli aumenti dei rinnovi contrattuali. La geniale commedia partorita dalla mente di William Shakespeare nel lontano 1600 è ormai diventata una banalità. Ma molto rumore per nulla è la sintesi esatta di quanto successo nell’ultima settimana.

A leggere le gazzette della sinistra ieri mattina la situazione sembrava irreparabile. Liti furibonde, spaccature insanabili, maggioranza in frantumi, Giorgia Meloni con un diavolo per capello e Giancarlo Giorgetti, per l’ennesima volta, determinato a sbattare la porta per la presunta sfiducia da parte della sua maggioranza. A fare la sintesi ci ha pensato lo stesso ministro dell’Economia ieri mattina dopo essersi recato in Commissione Bilancio al Senato. «Alle dimissioni», ha confessato Giorgetti, «ci penso tutte le mattine, che sarebbe la cosa più bella da fare per me personalmente. Però siccome è la 29ma legge di bilancio che faccio, so perfettamente come funziona, so perfettamente che sono cose molto naturali. Alla fine a me interessa il prodotto finale, non il prodotto che presento io. Naturalmente pensiamo di aver fatto delle cose giuste, crediamo di lavorare bene nell'interesse di tutti gli italiani e i risultati vanno in questa direzione».