«Le notizie sulla mia morte sono state grandemente esagerate». La celebre frase utilizzata dallo scrittore Mark Twain (1835-1910) per rassicurare i lettori si potrebbe, per certi versi, utilizzare anche a proposito di Hercule Poirot, che in teoria sarebbe defunto, “ucciso” dalla sua creatrice Agatha Christie, cinquant’anni fa.

Siamo nel 1975: a fine anno esce il romanzo «Sipario – L’ultima avventura di Poirot» nel quale muore il famoso detective. La salute della regina del giallo, ormai ottantacinquenne (è nata nel 1890), vacilla, non riesce più a scrivere: ma vuole comunque che esca il consueto romanzo natalizio, il “Christie for Christmas”, e opta per un romanzo scritto oltre trent’anni prima in piena II guerra mondiale, che avrebbe dovuto essere pubblicato postumo. In Italia arriva in edicola in quasi contemporanea con le edizioni anglosassoni, sul numero 1403 del Giallo Mondadori (la copertina è del grande illustratore Carlo Jacono) con data di copertina 21 dicembre 1975 (dieci lustri fa, appunto).

Hercule Poirot, il grande investigatore “belga, non francese” (come ci tiene a ribadire agli interlocutori, ingannati dai suoi dai suoi vari bien, mille tonnerres e mon ami) in «Sipario» (adattato in tv solo nel 2013 come ultimo episodio della serie con David Suchet, interprete definitivo di Poirot) torna a Styles Court, luogo della sua prima avventura, «Poirot a Styles Court» appunto, scritta durante la Grande Guerra (infatti è un profugo belga in Inghilterra, poliziotto in pensione) e pubblicata nel 1920, ritrova il suo “Watson”, il fido capitano Arthur Hastings, e subisce una atroce sconfitta: si lascia morire, evitando di prendere le sue pastiglie per il cuore, dopo aver ucciso un criminale che non riusciva a consegnare alla giustizia, contravvenendo quindi ai suoi principi, fieramente contrari all’omicidio.