All’indomani della conferma da parte della Corte d’appello del provvedimento del tribunale nella vicenda della «famiglia del bosco», si può fare qualche considerazione, per trovare nelle norme e nella loro applicazione giurisprudenziale una bussola fra le opposte fazioni. Due domande si fronteggiano nel dibattito. Può lo Stato portare via dei bambini a genitori che, seppure a modo loro, dedicavano ai figli ogni attenzione? Possono i genitori, seppure animati dalle migliori intenzioni, costringere i figli a vivere in un luogo insalubre, costringendoli a privazioni inaccettabili?

Cosa dice la legge

Partiamo dalle norme. L’articolo 330 del Codice civile prevede che il tribunale possa dichiarare la decadenza dalla responsabilità genitoriale quando il genitore compie atti che cagionano un «grave pregiudizio» per il figlio. La norma precisa che «per gravi motivi» può essere disposto l’allontanamento del figlio dalla casa familiare. L’articolo 333 prevede uno strumento meno pesante, consentendo al giudice, di fronte a condotte che non siano tali da giustificare la decadenza dalla responsabilità genitoriale, ma comunque tali da recare un pregiudizio al bambino, di adottare provvedimenti a sua protezione, fra i quali anche l’allontanamento dalla casa familiare.