L’Avvocato non c’era già più da due anni quando Giulio Anselmi veniva chiamato a guidare il suo giornale, la finestra di Torino sul mondo. «La Stampa è quel quotidiano che con rigore quasi militare ha continuato a camminare sempre sulla traccia lasciata da Gianni Agnelli, gli occhi al mondo e i piedi sul territorio» dice pesando ogni parola l’ex direttore e attuale presidente dell’Ansa. Ammette la nostalgia per il tempo trascorso dai giorni di via Marenco e la preoccupazione per il futuro ma per quanto la cronaca sia nebulosa è ottimista.

Ha diretto e condiretto tante testate diverse, Il Messaggero, il Corriere della Sera, l’Espresso. Com’è stato firmare La Stampa dal 2005 al 2009?

«Una gran bella esperienza. La Stampa è un giornale dal solido e prezioso radicamento territoriale ma anche dal respiro internazionale. È l’impronta dell’avvocato Agnelli, gli occhi al mondo e i piedi nel cortile di casa. Già ai miei tempi l’evoluzione dell’informazione era una sfida, ma si riusciva a tenere botta grazie a una redazione con un forte senso di sé e a un modo di lavorare rigoroso, serio, per certi aspetti algido eppure concreto, autorevole e senza complessi di inferiorità. Credo che ancora oggi, al netto del “diluvio digitale”, il criterio della professionalità debba essere la massima vicinanza ai fatti e spero che nel vendere La Stampa il suo patrimonio di rispettabilità sia tenuto nella giusta considerazione, perché non tutto può essere valutato con l’immediatamente commercializzabile».